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Amica matematica

Di Nicola Grande


Quanti accordatori di piano ci sono, a Chicago?

No, non è che voglia trasferirmi a Chicago con il mio pianoforte a coda (che comunque non ho): è la formulazione di un classico problema di stima attribuito ad Enrico Fermi, che pare fosse veramente molto bravo a stimare quantità in mancanza di informazioni sufficienti. “Stimare” vuol dire avere un buon rapporto con la matematica, essere in grado di arrivare a risultati utili anche se non precisi.

Noi italiani abbiamo un problema con la matematica. E da marzo 2020 si è palesato. A dire il vero non credo che sia un problema solo italiano, ma io guardo nel mio giardino. Il riferimento credo sia abbastanza ovvio: da quel momento siamo stati sottoposti a una quotidiana dose di numeri come raramente è accaduto in precedenza (almeno, per dei comuni mortali). 

Dal marzo dello scorso anno leggiamo e ascoltiamo i numeri della pandemia, nelle loro varie articolazioni, dalle più tristi a quelle più bizzarre. Leggiamo e citiamo numeri e percentuali al cui confronto il Brasca è un romanzo avvincente (lo so, questa è per pochi). Precisi ma non utili.

Ma, almeno il nostro rapporto con la matematica è un po’ migliorato?

La domanda l’ha posta più direttamente – o meglio più matematicamente – Roberta Fulci al matematico Alfio Quarteroni– su Radio3 Scienza: “la matematica guadagna o perde punti?”.

“Temo che ne perda”, ha risposto il matematico “perché viene veicolata troppo spesso da persone che non hanno la capacità di interpretarla in modo corretto. E questo è molto grave”. Che in sintesi vuol dire che i numeri vengono forniti un po’ alla baculum di canide.

Ed è un peccato duplice: da una parte invece di informare si disinforma, creando allarmismi ingiustificati, che hanno il solo risultato di portare chi decide a farlo sulla “pancia del paese” più che sui dati; dall’altra parte si allontana ancora di più da una scienza che dovrebbe aiutarci invece di confonderci. 

Fermi, ragionando, riusciva a fare stime utili per il suo lavoro: noi diamo numeri così precisi da ricordarmi il buon Darrel Huff nel suo classico mentire con le statistiche

Recentemente è uscito un piccolo – ma denso – libro di Chiara Valerio, La matematica è politica. È un testo che, tra l’altro, ci fa riflettere su come la matematica sia il regno delle regole, che non sono immutabili, che evolvono a seconda di quello che si capisce, degli errori che si fanno, dei punti di vista che si aggiungono (una piccola recensione più estesa la si può leggere qui, scritta dal mio collega Daniele). 

Io ho fatto economia, facoltà troppo scientifica per gli umanisti e troppo umanista per gli scientifici, ma ne ho masticata comunque abbastanza da capire che aiuta ad aprire la mente, a vedere le cose da angolazioni diverse. Se poi vi piacciono le Pringles, non potete non amarla! 

p.s. per chi volesse sapere come faceva Enrico Fermi a stimare il numero di accordatori a Chicago, c’è qui la spiegazione fornita da Wikipedia.

Photo by cottonbro from Pexels

 
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