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Troppo concentrati?

Quella di restare concentrati pare sia una capacità preziosa, che però si va un po’ perdendo. Uno è lì che scrive, legge, riflette, discute con qualcuno, quando arriva un irrefrenabile impulso a controllare cos’è quella notifica che campeggia sul logo di Facebook, oppure si avverte l’insopprimibile necessità di verificare se le spunte al messaggio WhatsApp mandato all’amico sono finalmente diventate azzurre (il che significa che l’amico ha visto il messaggio, per chi non avesse dimistichezza con queste cose).

No, questo non vuol essere l’ennesimo post su come le nuove – relativamente parlando, che ormai ce le abbiamo da vari lustri – tecnologie stiano rosicchiando la capacità degli esseri umani di focalizzarsi su qualcosa. Anche perché sono convinto che le persone non abbiano bisogno di tentazioni tecnologiche, per smarrire i propri pensieri. Ma forse sono troppo autoreferenziale: non ho dovuto aspettare l’avvento di internet per sviluppare una sorprendente capacità di distrarmi, fosse a seguito di una foglia che sbatte sulla finestra o dello scalpiccio di un collega (ehm, di solito di una collega) a cinque stanze di distanza.

Questo post vorrebbe invertire la questione, avanzando un’ipotesi un po’ audace: hai visto mai che la capacità di stare concentrati su una singola cosa abbia anche qualche effetto negativo? Diamo un’occhiata a questo video – realizzato da Spell – che ci presenta un gioco molto, molto divertente: divertentissimo.

Selective Attention

È chiaro il riferimento? Sì, uno sta concentrato su una cosa, e però non si accorge di molte altre che gli passano sotto il naso. Il che può essere un bene, sia chiaro. Ma anche no.

L’accademica Lisa Ordónez, insieme ad alcuni colleghi, ha addirittura teorizzato che l’essere focalizzato sugli obiettivi, anziché essere sintomo di concentrazione e determinazione, possa essere la causa di non pochi fallimenti. Ma questo è un discorso che merita un approfondimento a parte, che faremo tra qualche giorno in un podcast dedicato al libro di Oliver Burkeman, La legge del contrario.

In conclusione di questo post, in realtà, in controtendenza con quanto appena scritto, vorrei evidenziare un cruciale argomento a favore della capacità di stare concentrati: l’aiuto che ciò dà nel  superare le avversità. Hai una preoccupazione sul lavoro che ti mette di malumore e cancella tutti gli altri tuoi pensieri? Non è una bella situazione ma, quando arrivi a casa, senti attraverso la porta il tuo partner che sta parlando al telefono, ha un voce dolcissima e tenera e, quando si accorge che stai infilando le chiavi nella toppa, pronuncia queste parole «Porca miseria! È già qua! Devo mettere giù! Devo mettere giù!». E, come d’incanto, il fosco pensiero per quello che accade in ufficio, svanisce: un nuovo, sinistro, dubbio monopolizza la tua materia grigia. Lo stesso vale per una storta al piede, rapidamente superata da un mal di denti lancinante (e qui mi fermo, che non voglio alimentare tendenze ipocondriache).

Già, essere concentrati su una singola (piccola o grande) sciagura è il modo migliore per combattere i pensieri negativi (a parte quelli che si riferiscono alla sciagura, beninteso). La sera prima del ritorno a scuola dopo la pausa estiva, Sally Brown è in ansia perché non ricorda la combinazione dell’armadietto. Ansia che le passa quando scopre che l’armadietto non ha la combinazione, ma una chiave. Chiave che, però, realizza la bambina con angoscia, avrebbe dovuto restituire alla fine dell’anno scolastico precedente. Il commento di suo fratello maggiore, Charlie Brown, è illuminante:

«Questo è il segreto della vita… rimpiazzare una preoccupazione con un’altra».

 

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