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Attenzione selettiva

Foto di Rawpixel

Il podcast si può ascoltare qua.

La regola dell’ASINO è una miniserie dedicata al tema della sicurezza sul lavoro. Dopo il primo episodio introduttivo, è il momento di entrare nel dettaglio di ciò che ci insegna l’asino. Cominciando dalla A che sta per attenzione selettiva.

Per diversi anni ho passato parecchio tempo nelle radiologie di molti ospedali. Per lavoro. Controllavo che le macchine per fare i raggi, le lastre, funzionassero bene. Cioè non sparacchiassero radiazioni X in giro, ma solo sulla zona del corpo da esaminare.

Tra gli ospedali in cui svolgevo questi controlli ce n’era uno con un reparto di malattie infettive molto grande. E quindi, i tecnici di radiologia si vedevano passare davanti ogni giorno decine di persone con malattie altamente contagiose.

La cosa che mi colpiva, di questi tecnici, era la loro disinvoltura. Non prendevano particolari precauzioni, come se fossero immuni a ogni contagio.

Un giorno, però, li vedo tesi, preoccupati. Hanno guanti e mascherine, cose che non gli avevo mai visto indossare prima. Li sento bisbigliare, mi avvicino e origliando, scopro che sta per arrivare un paziente malato di AIDS.

Ora, tra tutte le malattie dei pazienti a cui questi tecnici facevano le lastre, l’AIDS era di gran lunga quella meno contagiosa.

Devo aggiungere, però, che questo accadeva alla fine degli anni ’80. Vale a dire quel periodo in cui i telegiornali, tutti i giorni, parlavano dell’AIDS come la grande piaga, la peste nera, il flagello che avrebbe portato l’umanità alla fine dei suoi giorni.

Questa è quella che si chiama ‘attenzione selettiva’.

L’attenzione selettiva funziona così. Influenzati da mezzi di informazione, o magari da quegli amici che la sanno sempre molto lunga, prestiamo attenzione particolare ad alcuni eventi, come la diffusione dell’AIDS nel caso di quei tecnici di radiologia. A questi eventi reagiamo prendendo delle precauzioni che, a dire il vero, non sarebbero necessarie. Altre cose, magari più pericolose, come la vicinanza di persone con malattie altamente contagiose – sempre nel caso che sto raccontando – le trascuriamo.

L’attenzione selettiva è uno dei fattori che ci impediscono di tenere comportamenti adeguati per migliorare la sicurezza sul lavoro.

Per essere chiaro, non voglio dire che l’AIDS non sia pericoloso. Lo è, e ancora oggi colpisce un numero enorme di persone, devasta interi paesi. Però, dal punto di vista dei tecnici di radiologia di quell’ospedale dove andavo a fare i controlli, l’AIDS non era un pericolo. Potevano tranquillamente toccare quel paziente che ne era infetto, potevano anche abbracciarlo, volendo, senza rischio alcuno.

Si erano messi i guanti, quei tecnici. Ma i guanti non servono, per difendersi dall’AIDS. Beh, insomma, ci sarebbe un certo tipo di guanto sì, è indispensabile, ma non si chiama proprio guanto e, comunque, non va messo sulle mani.

Insomma, quelli che sono bravi, nella prevenzione dei rischi e quindi nell’aiutare le persone a lavorare in maggiore sicurezza, dicono questo: quando valutiamo un pericolo, non limitamoci a considerare quanto male ci faremmo, se quel pericolo diventasse realtà. Consideriamo anche quanto sia probabile che quel pericolo si concretizzi davvero.

Ci fanno paura, gli squali? Beh, a partire dal 1975, grazie a Steven Spielberg, che ha dato il via a tutta una serie di film su questi pesciolini assatanati, certo, un po’ di paura ce la possiamo avere.

E se un mattino, mentre lavoro al computer, venissi assalito da uno squalo, certo sarebbe un problema, soprattutto se la bestia ancora non ha fatto colazione. Ma quanto è probabile che ciò accada? Ovviamente dipende da dove uno si mette a lavorare – e in questi tempi di smart working non si può dare nulla per scontato – e però, anche così direi che non c’è molto di cui preoccuparsi.

Uno sbalzo di tensione che danneggia il server dove conservo dati importantissimi, è invece più probabile. E, infatti, chi si occupa di sicurezza informatica per stabilizzatori di tensione e alimentatori di riserva qualche soldo lo spende. Anche se su storie di dati persi per sbalzi di tensione non risultano esistere film di grande successo.

L’attenzione selettiva, dunque, è il primo fattore di cui tener conto per poter applicare la regola dell’asino e, di conseguenza, lavorare in maggiore sicurezza. Il secondo fattore, ovviamente inizierà con la lettera S.

Saluti, e alla prossima!

 

 

 

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